Le attività di salvataggio sono iniziate il 14 aprile quando Caporale lancia un appello sui social per cercare aiuto: "Urgentissimo Capua, tantissimi pesci sono rimasti intrappolati in poca acqua in un canale di irrigazione. Se ci sono persone disposte a dare una mano per prenderli e portarli al fiume mi contatti. Abbiamo poco tempo per salvarli. Molti sono già morti", dice l'appello su Facebook.
Una vera moria, purtroppo, più di 6,700 carpe sono state trovate morte, rimaste intrappolate in circa 15 centimetri di acqua di un canalone utilizzato dai contadini per l'irrigazione dei campi, una canale lunghissimo, ma la moltitudine dei pesci trovati morti copre una superficie di soli 800 metri, si immagina il resto.
"In questo canalone arriva l'acqua quando aprono la diga che si trova verso il Ponte Annibale a Capua - spiega Vincenzo - con il tempo rimane pochissima acqua e tantissimi pesci muoiono. Ne abbiamo visto morti a centinaia, un vero tappeto.
L'altro giorno, con tre amici, siamo riusciti a salvare e liberare nel fiume Volturno circa 200 carpe. Ieri mattina ne ho viste altre 3 che a breve sarebbero morte per mancanza di acqua, boccheggiavano. Insieme a Marco Cocco, altro attivista, le abbiamo salvate (ce n'erano 4) e le abbiamo liberate nel fiume.
E questa mattina sono sceso da solo al canale, mi sono calato con una corda e ne ho salvate almeno altre 50. E' terribile vedere quel lunghissimo tappeto di pesci morti per i quali non abbiamo potuto fare niente".
Cosa fare allora per evitare questa vera strage di pesci?
"Purtroppo continueranno a morire se si continua così. Chi di competenza dovrebbe posizionare delle reti in modo tale che i pesci presenti nella diga non finiscano nei canali di irrigazione. Mi è stato riferito che a maggio i canali saranno di nuovo riempiti di acqua e quindi ci saranno altri pesci che finiranno in questa trappola mortale", il consiglio di Caporale.

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