Melania, Francesco, Peppe, Gianluca, guidati dal Pastore John Tufaro e da altri amici vicini a Celebration sono partiti giovedì 10 marzo 2022 per raggiungere, attraverso l'Ungheria, la Romania prima, e poi il confine con il paese che al momento è in guerra.
In Romania c'è un'altra organizzazione umanitaria che, attraverso tutte le difficoltà del caso, si sta occupando di accogliere i profughi che scappano dalla guerra, mamme e bambini per il 90%. Qui soggiornano all'arrivo, vengono rifocillati, vestiti se è il caso, si riposano dopo un viaggio estenuante e soprattutto decidono quale destinazione raggiungere e partire con i bus che arrivano continuamente.
I volontari sul posto sono completamente a disposizione per stare "al servizio", coccolarli prima della ripartenza.
Le motivazioni e le aspettative di chi sceglie di partire per donare il proprio tempo e le poche risorse a disposizione sono molteplici. Da una comunità cristiana te lo aspetti quasi che sia così ma non è scontato, e partire per luoghi poco tranquilli, dove non hai la certezza che la tua sicurezza sia garantita, è sicuramente una scelta coraggiosa e di cuore.
E non sai cosa aspettarti, non sai nemmeno bene cosa potrai fare per dare una mano, quanto il tuo contributo sarà utile e necessario. Ma vuoi esserci, vuoi fare la tua parte per quanto possibile.
L'emozione è tanta. E noi che restiamo a casa ad aspettarli siamo affamati di notizie, di sapere come sta andando, se sorrisi ed abbracci e parole di conforto potranno bastare ad offrire una goccia d'amore a tutte quelle mamme e bambini che all'improvviso si trovano privati della propria identità. Perché questa partecipazione è anche un po' nostra, c'è tutta una comunità insieme a questi ragazzi, con le proprie preghiere, l'impegno per le raccolte, le donazioni, la speranza.
Ci affidiamo a loro, i protagonisti di questa esperienza per raccontarci cosa succede in questo centro di smistamento. Melania ha provato a descriverci le emozioni di questo primo giorno di "lavoro".
E noi lo raccontiamo a voi.
"Siamo qui da 3 giorni ma stamattina è stato il nostro primo vero giorno qui - ci riferisce - i primi due giorni sono stati di preparazione ma oggi ci siamo occupati realmente di tutti i bisogni della struttura e, cosa più importante, si sono creati i contatti, le relazioni con le persone.
Il primo incontro significativo è stato con una bambina. C'era tutto un gruppetto di bambini ma lei ha avuto un particolare trasporto nei miei confronti ed abbiamo giocato un po' insieme, quando stava prendendo le valigie per andare via mi ha abbracciata, aveva lo sguardo triste ma speranzoso. In poche ore qui aveva creato il suo habitat, aveva stabilito velocemente dei punti di riferimento, c'ero anche io tra questi, infatti la prima cosa che ha chiesto alla mamma quando l'ho accompagnata al pullman è stata di prendere il mio numero di telefono, "così in Italia la chiamiamo" ha detto.
Cerca di fare un'analisi veloce Melania: "Comprendiamo che in questa situazione non hanno alcun punto di riferimento, anche se sanno che c'è qualcuno che li aspetta dall'altra parte ma non sanno realmente cos'è e cosa sarà, il futuro è tutto una incognita.
L'atmosfera però in qualche modo è tranquilla, in questi giorni è sempre stato così, almeno qui da noi, un'aria tranquilla, donne comunque sorridenti e gentili, disponibili e cortesi e pronte anche loro a servire. Ti ringraziano continuamente per il lavoro che fai, devo dire che ho scoperto il popolo ucraino, persone meravigliose veramente".
"Questa sera invece un altro tipo di situazione, un altro approccio. Stavamo servendo la cena ed erano rimaste 4, 5 donne. Mi sono seduta un po' perché mi facevano male i piedi, guardavo queste donne che stavano chiacchierando e mi è venuto spontaneo chiedere loro da dove venissero, quali città in particolare.
Differenti i luoghi di provenienza, Irpin, Leopoli, Mikolayev, Kiev... E da qui in poi posso testimoniare che Dio ha spianato la strada della familiarità, da una semplice domanda mi hanno fatto vedere i video delle loro città, come erano e come sono diventate oggi, mi hanno raccontato che hanno i figli ancora lì, i loro mariti, i figli grandi, dove vivono, dove stanno, la speranza di ritrovarli e ricongiungersi...siamo entrati in questa area di confidenza e abbiamo mio iniziato a parlare dell'amore di Dio, di Gesù.
Insieme abbiamo iniziato ad intonare un canto di lode e da un altro tavolo si è avvicinata una donna, ha cominciato a cantare con noi e ci ripeteva che per lei Dio è importante, abbiamo parlato e mi ha raccontato un sogno, tutte le donne dicevano che in quel momento Dio era in mezzo a noi.
Io mi sono emozionata tantissimo quando quella donna ci ha detto, citando il Vangelo, che dove due o tre sono radunati Dio è in mezzo a noi io e Francesco siamo rimasti choccati, e abbiamo capito che il Signore aveva preparato tutto per noi e anche per loro.
Questa donna ancora diceva che cerca Dio continuamente con tutto il suo cuore, con tutta la sua anima, cerca la sua pace ed il suo amore. Poi prima di salutarci abbiamo pregato, prima in ucraino e poi in italiano, ed infine ci siamo abbracciate e ci siamo date la buonanotte".
Al di là di tutto te lo confesso, io sono grata grata a Dio per questo privilegio che mi ha dato di abbracciare queste donne, di parlare con loro, di servire loro un pasto, dare loro una coperta, pulirgli il bagno per farle sentire un pò come a casa... perché è di questo che hanno bisogno, di sentirsi a casa, di sentirsi al sicuro. Cercano aria di casa, aria di sicurezza.
Mi fa piacere rassicurarle perché nei loro sguardi c'è questo bisogno, però c'è anche tanta speranza, sono sempre sorridenti, cortesi, ed è bello vedere i bambini correre e giocare, apparentemente come se non fosse successo nulla.
E questo è stato il mio, il nostro primo vero giorno in Romania".
Il racconto di Melania ci parla di un'altra guerra, senza bombe e disperazione ma di separazioni già avvenute, dolori sopiti, speranze ancora in corso.
Dio c'entra con la speranza, Dio ravviva quelle speranze nei cuori spezzati, ed anche noi speriamo che l'amore dei nostri ragazzi in quel posto e di tantissimi altri volontari, seppure una piccola goccia nel mare, sia comunque una goccia d'amore che dica a quelle donne e quei bambini: Dio non si è dimenticato di voi.
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